Palermo ricomincia sempre da capo
È tempo di smettere!

Palermo non manca di idee.
Non manca di associazioni.
Non manca di scuole che resistono, operatori sociali che tengono insieme quartieri interi, cittadini generosi, esperienze innovative, energie civiche.

Palermo soffre di mali silenziosi e profondi: la non cultura della raccolta e della lettura dei dati ; la la quasi inesistente capacità d’integrare gli interventi , la mancanza di dialoghi tra Istituzioni ;la cultura degli interventi “spot” quasi sempre sugli effetti e non sulle cause , la pratica del gioco del tamponare (saltare da un disagio all’altro ) ; la mancanza di continuità degli interventi ; e il ricominciare sempre da capo ( con il cambio delle Giunte )

È una scena che la città conosce troppo bene. Cambiano i nomi dei programmi, cambiano le sigle, cambiano gli assessorati, cambiano i bandi. Ma la sostanza resta la stessa: troppe energie consumate nel ripartire, troppo poco investito nel consolidare in una “Visione progettuale di Città che educa “.

Il problema non è solo economico

Si dice spesso che mancano risorse. Talvolta è vero. Ma non basta a spiegare tutto.

Molte città sprecano denaro. Palermo, più spesso, spreca continuità.

Spreca competenze che si disperdono.
Spreca fiducia che si rompe.
Spreca reti territoriali costruite nel tempo.
Spreca entusiasmo civico logorato dall’ennesima parentesi.

Il costo più alto non è nei bilanci. È nella stanchezza collettiva che produce l’intermittenza.

I quartieri non vivono a scadenza

Un bambino che cresce in difficoltà non aspetta i tempi di un avviso pubblico.
Un adolescente che si allontana dalla scuola non rientra perché si apre una finestra progettuale.
Una famiglia fragile non si rafforza entro la durata di un finanziamento annuale.

La vita reale non ragiona per trimestri amministrativi.

Per questo le questioni decisive — infanzia, adolescenza, povertà educativa, salute di comunità, spazi pubblici, sostegno alle famiglie — chiedono presenza costante, non apparizioni episodiche.

Palermo 2030 o Palermo provvisoria

La città oggi si trova davanti a una scelta netta.

Può continuare a vivere di proroghe, emergenze, progetti a termine, annunci periodici e ripartenze infinite.

Oppure può scegliere un’altra strada: costruire Palermo 2030, una città che programma, coordina, misura risultati e mantiene gli impegni oltre la durata di una stagione politica.

La differenza tra le due opzioni non è tecnica. È culturale.

Governare significa tenere il filo

Il Movimento Educativo della Città di Palermo propone una idea semplice e rivoluzionaria: mettere in continuità ciò che oggi è frammentato.

Un coordinamento tra Istituzioni .
Urbanistica che dialoga con educazione e salute.
Terzo settore coinvolto non a valle, ma nella definizione delle priorità.
Università che produce conoscenza utile ai territori.
Cittadini ascoltati prima delle decisioni, non dopo.

Governare non significa moltiplicare tavoli.
Significa tenere il filo tra le cose.

Il terzo settore non è una toppa

Per anni associazioni e realtà civiche hanno colmato vuoti pubblici, spesso con competenza straordinaria. Ma nessuna città seria può pensare il terzo settore come supplenza permanente.

Serve un patto adulto: co-programmazione stabile, obiettivi condivisi, responsabilità chiare, continuità pluriennale.

Quando chi conosce i quartieri entra davvero nella costruzione delle politiche, la città smette di rincorrere emergenze e comincia a prevenire problemi.

La domanda da fare ai palermitani

Nel tuo quartiere, cosa manca davvero?

Un parco curato?
Un nido accessibile?
Una strada sicura?
Spazi per adolescenti?
Servizi sociali presenti?
Più cultura?
Più ascolto?

Le città cambiano quando imparano a fare domande vere.

Basta ripartire da zero

Palermo non ha bisogno dell’ennesimo progetto che inizi bene e finisca presto. Ha bisogno di politiche che durino abbastanza da cambiare davvero la vita delle persone.

Ha bisogno di una pubblica amministrazione che non si limiti a gestire il presente, ma costruisca il tempo lungo.

Ha bisogno, in una parola, di maturità.

Perché una città non decade quando sbaglia una scelta.
Decade quando non riesce mai a portarne una fino in fondo.

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